sabato 15 gennaio 2011

Diossina: una visione generale

Da pochi giorni è tornato alla ribalta il tema della contaminazione da diossina
dei nostri cibi.
Trascurando il caso di frodi alimentari che contaminano gli alimenti con tali
sostanze, voglio fornire qualche elemento percomprendere meglio il problema
diossina derivante dalle attività produttive industriali.
Iniziamo presentando questa scomoda ”entità”.
I mezzi di informazione spesso, parlano in generale di ”diossina”, lasciando
intendere che si tratti di una sola sostanza; ebbene, in realtà si parla
di una intera ”famiglia” di molecole (circa 230) aventi una struttura
molecolare molto simile e per questo, anche proprietà chimiche e fisiche molto
simili.
Le diossine non hanno tutte lo stesso grado di tossicità, ma mediamente
questo è comunque molto elevato.
Ma cos’hanno di così particolare queste molecole? A cosa è dovuto il timore
che se ne ha?
Le diossine si formano, principalmente tra i 600e gli 800, come
sottoprodotti dei processi di combustione, durante la fase di raffreddamento dei
fumi; e poichè i fumi si raffreddano piuttosto lentamente (l’aria è un cattivo
conduttore di calore), i ”frammenti molecolari” in essi presenti, hanno il tempo di
”scegliere” quali molecole formare, ed in genere tendono a dare origine a prodotti
dotati di elevata stabilità.
Tra queste sostanze stabili troviamo appunto le diossine.
La struttura molecolare delle diossine le rende molto stabili sia termicamente
che chimicamente, ed inoltre, le rende praticamente non solubili nei solventi
polari (dei quali il più noto è sicuramente l’acqua), mentre si sciolgono bene nelle
sostanze grasse.
Da quanto detto sembrerebbe che, in effetti, non ci dovrebbe essere molto da
preoccuparsi data la notevole ”inerzia” di queste molecole; ed invece, è proprio
questa la proprietà che le rende così pericolose.
Consideriamo la carne bovina come esempio. Quando le diossine fuoriescono
da una ciminiera industriale o da un inceneritore o da un cassonetto in fiamme, si
depositano su piante ed oggetti nei dintorni e, poichè non sono solubili
nell’acqua, la pioggia non è in grado di eliminarle.
Se le piante su cui si depositano sono quelle di un campo di foraggio per
vacche, queste ultime, mangiando l’erba, mangeranno anche le diossine. Sta per
avere inizio il processo di bioaccumulazione.
Infatti, una vacca, durante la sua vita, mangia una notevole quantità di
erba.
Ogni pianta che viene ingerita contiene delle diossine, le quali, una volta
assunte, poichè non si sciolgono nelle soluzioni acquose, cerca il posto nel quale
sta più comoda, ovvero i tessuti adiposi, il cui grasso è in grado di scioglierla . Da
questi tessuti non uscirà più!.
Questo significa che ogni quantità di diossina, per quanto piccola possa essere,

andrà a finire sempre nei tessuti adiposi.
Mangiando piante contaminate, la vacca aumenta sempre di più il contenuto
di diossine nei suoi tessuti adiposi.
Il latte è un alimento molto ricco di grassi e quindi, quando la vacca viene
munta, una parte delle diossine che ha ingerito, finirà nel latte.
Ora, un essere umano, nell’arco della sua vita ingerisce anche latte, latticini e
carne.
A noi succede la stessa cosa che è successa alla vacca; ingerendo cibi
contaminati, aumentiamo gradualmente il nostro contenuto di diossine, ma a
differenza della vacca, i nostri alimenti hanno un contenuto di diossine molto più
elevato rispetto a quello dell’erba, quindi abbiamo a che fare con un fenomeno di
amplificazione detto di bioaccumulazione.
L’anello più basso della catena alimentare assume una quantità piccola ma
costante di diossine nell’arco della sua vita; l’anello successivo ingerisce le
diossine di ognuno degli organismi precedenti di cui si nutre, e così via fino
all’uomo, che ne assume la quantità maggiore.
Le diossine, una volta nell’organismo, hanno sulla salute gli effetti che tutti
conosciamo.
Un essere umano che ha ingerito cibi contaminati da diossine, non può più
liberarsene, a meno che non sia una donna.
Le donne, infatti, hanno due modi per eliminare una parte delle diossine:
procreare ed allattare.
Infatti, il feto, si nutre di fluidi molto ricchi di grassi (nei quali le diossine si
sciolgono bene) e quindi comincia ad ingerirle fin da subito.
Dopo la nascita, se la madre decide di allattarlo con il proprio latta, il
neonato ingerirà un altro grosso quantitativo di diossine sempre per lo stesso
motivo: il latte è molto ricco di grassi.
Gli effetti di queste sostanze su un neonato sono molto più rapidi a
manifestarsi nell’arco della sua vita, e quindi non è difficile rilevare di bambini
affetti da gravi patologie neoplastiche, che vivono nelle vicinanze di inceneritori o
di altri grandi insediamenti industriali.
Si potrebbe obiettare però che le industrie sono obbligate dalla legge a
rispettare certi valori limite per le concentrazioni degli inquinanti che
emettono.
Ebbene, proprio qui si cela un’altra insidia.
Le concentrazioni sono grandezze ”relative”, si riferiscono cioè ad una unità
di solvente; per esempio, una concentrazione di 0,2 g/l significa che se
prendo 1 litro di soluzione, dentro ci troverò 0,2 grammi della sostanza in
esame.
Se però considero 2 litri di soluzione, in totale troverò 0,4 grammi della
sostanza incriminata.
Se considero x litri, dentro ci troverò x 0,2 grammi della sostanza.
Le ciminiere industriali rilasciano fumi e quindi la concentrazione viene
espressa come rapporto tra la quantità di sostanza ed il numero di metri cubi in

cui essa si trova; il valore che se ne ottiene può essere molto basso, ma
la quantità assoluta effettivamente rilasciata nell’ambiente, si ottiene
moltiplicando il valore della concentrazione per il numero di metri cubi di gas
emessi.
Le ciminiere industriali rilasciano un numero molto elevato di metri cubi di
gas all’anno e quindi, nel tempo, la quantità di diossine emesse, aumenterà
sempre più, anche le la concentrazione di queste nei gas emessi resta
costante.
Spero di essere riuscito a dare una idea chiara e semplice, anche se non
esaustiva, di alcune delle principali problematiche legate alla contaminazione da
diossina dell’ambiente.